Rischio Sismico

Il rischio sismico, determinato dalla combinazione della pericolosità, della vulnerabilità e dell’esposizione, è la misura dei danni attesi in un dato intervallo di tempo, in base al tipo di sismicità, di resistenza delle costruzioni e di antropizzazione (natura, qualità e quantità dei beni esposti):

Rischio Sismico = Pericolosità Sismica * Vulnerabilità * Esposizione

La sismicità indica la frequenza e la forza con cui si manifestano i terremoti, ed è una caratteristica fisica del territorio. Se conosciamo la frequenza e l’energia associate ai terremoti che caratterizzano un territorio, e attribuiamo un valore di probabilità al verificarsi di un evento sismico di una data magnitudo in un certo intervallo di tempo, possiamo definirne la pericolosità sismica.

La pericolosità sismica sarà tanto più elevata quanto più probabile sarà il verificarsi di un terremoto di elevata magnitudo, a parità di intervallo di tempo considerato. Le conseguenze di un terremoto dipendono anche dalle caratteristiche di resistenza delle costruzioni alle azioni di una scossa sismica.

La predisposizione di una costruzione ad essere danneggiata si definisce vulnerabilità. Quanto più un edificio è vulnerabile (per tipologia, progettazione inadeguata, scadente qualità dei materiali e modalità di costruzione, scarsa manutenzione), tanto maggiori saranno le conseguenze.

Infine, la maggiore o minore presenza di beni esposti al rischio, la possibilità cioè di subire un danno economico, ai beni culturali, la perdita di vite umane, è definita esposizione.


Glossario

La magnitudo misura dell’energia liberata da un terremoto all’ipocentro. È calcolata a partire dall’ampiezza delle onde sismiche registrate dal sismografo, ed è riportata su una scala di valori logaritmica delle energie registrate, detta Scala Richter. La valutazione dell’energia liberata dal terremoto esaminato è confrontata con un indice, chiamato magnitudo, calcolato rapportando il logaritmo in base dieci dell’ampiezza massima di una scossa e paragonato al logaritmo di una scossa campione. Ogni incremento di una unità di magnitudo corrisponde ad un incremento di trenta volte dell’energia emessa.
La pericolosità sismica di un territorio è rappresentata dalla frequenza e dalla forza dei terremoti che lo interessano, ovvero dalla sua sismicità. Viene definita come la probabilità che in una data area ed in un certo intervallo di tempo si verifichi un terremoto che superi una soglia di intensità, magnitudo o accelerazione.
La vulnerabilità è la predisposizione da parte di persone, beni o attività a subire danni o modificazioni a causa del verificarsi di un terremoto.
L’esposizione è la dislocazione, consistenza, qualità e valore dei beni e delle attività presenti sul territorio che possono essere influenzate direttamente o indirettamente dall’evento  sismico.
Un terremoto è uno scuotimento della superficie terrestre. I terremoti sono tipicamente il risultato del movimento delle zone di deformazione delle faglie geologiche negli strati superiori.
Le faglie sono fratture della roccia in cui i due lembi confinanti si trovano reciprocamente spostati, parallelamente al piano di rottura. La superficie lungo cui si è verificata la frattura si chiama superficie di faglia oppure piano di faglia.
L’Ipocentro è il punto da dove si sprigiona l’energia. Il corrispondente verticale sulla superficie dell’ipocentro è l’epicentro.

 

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